“L’ARTISTA DELLA PACE”
Articolo pubblicato su note riviste internazionali a cura della scrittrice, poetessa e critica d’arte Maria Marchese.
Inaspettato, possente, crudo… verosimile.
Ringrazio.
A.B.
“FARE O NON FARE? QUESTO È IL PROBLEMA”.
E SE AGIRE E IL CONTRARIO COINCIDESSERO? L’ARTE DI AURELIO BLENGINO, TRA ACTION PAINTING E WU WEI, L’ORIENTE E L’OCCIDENTE PER LA PACE.
Aurelio Blengino è per antonomasia l’artista della pace, eppure le sue opere arrivano dritte ‘in faccia’ come schiaffi; i suoi aforismi sono pensieri sinottici profumati di buon senso e di un profondo lavoro interiore, a tratti taglienti e disincantati, altre volte più morigerati e positivi. Oggi vi porto a fare un viaggio nell’universo di Aurelio Blengino, dove opposto non coincide con nemico.
Aurelio Blengino: pittore, scultore, scrittore, poeta, aforista, presidente Prohumanity, operatore e mediatore di pace in guerre reali.
Aurelio Blengino e il suo ultimo libro “L’ ARTE PER LA PACE” -BB EUROPA EDIZIONI-
Quando pensiamo alla parola pace la mente esclude il conflitto, il flusso sanguigno rallenta, il corpo si rilassa -appaiono la colomba, vaste distese erbose, Bhudda, Gandhi, si sentono il canto degli uccellini, il gong di una campana tibetana-; se pensiamo al celebre pittore americano Jason Pollok -sigaretta in bocca e mozziconi sulle tele, occidentale, espressione artistica caotica e indoma, le reazioni potrebbero essere opposte-.
“LA PACE È LA PIÙ ELEVATA DELLE ARTI UMANE”
L’assolutismo di Aurelio Blengino in questa affermazione è pura “Re-ligo”; poi, però, guardando la scultura intitolata “La forza della sofferenza” sento: “Wram!”, chiaro nelle mie orecchie -vedo le sue mani che estirpano il filo spinato, che a sua volta si divincola dalla presa come un serpente, sibila metallico la propria rabbia e ancora sento l’odore del sangue sugli aghi, avverto il dolore fisico, ma anche la disperazione e l’impotenza-; apro un’altra pagina a caso e il nero mi restituisce l’opera “Soldato bambino” con un “Ratatatatata”, dove la tautologia sonora è assordante, soffocante, prepotente e fuori luogo, tanto quanto un mitra tra le braccia di un adolescente, tanto quanto la morte tra le mani di chi avrebbe potuto o dovuto avere un libro, un pallone, un gioco…
Poi un dripping brado di colori chiassosi, vividi, a volte antitetici, confonde, destabilizza, frantuma le certezze: vita e morte, guerra e pace, silenzio e rumore, azione inazione, concetto, rigore, disordine…
“Action painting” letteralmente significa pittura d’azione; il noto pittore Pollok the dripper insegna che non è una pittura casuale, e, intanto, un certo Richard Taylor si chiese se per caso, data l’intricatezza dei tracciati pollockiani, non si potesse supporre che quelle trame avessero carattere frattale -che parolone frattale! Un termine tecnico che designa un insieme di figure che si presentano in modo ricorrente su scala via via più ridotta, sfociando in forme di eccezionale complessità; in parole più semplici un frattale ha una forma geometrica frammentata che può essere suddivisa in tante parti, ciascuna delle quali è una copia ridotta dell’insieme; in termini pratici, forse, una supposizione quella del professore di Oxford, che avvalorava maggiormente le opere del dripper-.
Pollok the dripper, artista statunitense.
Studio, calcolo oppure un’astuta incapacità oppure…
Il mio pensiero è che il buon Pollok, praticando i nativi americani, i loro riti, spiriti e spiritelli, peyote and so on affermando la non casualità della sua espressione artistica facesse riferimento al “Wu Wei”, alla lettera azione/non azione, e -non se ne esce proprio- penserete, -manoooooo- rispondo io -quel non compiere alcunché non si concretizza nel mettersi a braccia e gambe conserte, aspettando che qualcosa accada -che magari la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno arrivi direttamente con ‘Amazon’ a casa, o che ci venga conferito il premio “Pulitzer” per aver imparato a coniugare correttamente il verbo avere- bensì nel compiere azioni frutto del nostro io primitivo, l’io vero, inconscio, incontaminato. Eccolo è lui la chiave: l’inconscio, ciò che è fuori dalla coscienza, che è inconsapevole. Sarà quindi l’inconscio con la sua assenza di gravità, di regole, di raziocinio, di sovrastrutture a dar vita all’euritmia esistenziale, a quello scorrere naturale, vero, che permette all’individuo la conciliazione con sé e col mondo.
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Torniamo all’artista Aurelio Blengino… ebbene allo stesso modo, Aurelio Blengino scardina il concetto dalla mente, transustanziandolo in una palingenesi controcorrente: l’uomo e le proprie manifestazioni quindi rinascono libere; le sue opere sono preverbali, correlative, collettive, sincroniche, metaforiche.
È un arte, quella di Aurelio Blengino, materiale, profumata, impertinente -sì, esattamente sfacciata, al punto tale da turbare la compostezza del ‘bon ton’ sociale-, la cui ruvida concretezza, i cui spessori, intesi proprio nella loro dimensione corporea, tolgono la morbida e comoda coperta di Linus alla quale ci hanno assuefatti.
Il temperamento di Aurelio Blengino fruttifica un’espressione artistica sincretica, il cui polimorfismo sensoriale primitivo ascende in una sfera semantica concettuale e umana, salvando il soggetto smarrito nei meandri del pop occidentale, così rappresentazionale, verbale, articolato, diacronico, causale, da un cosmopolitismo utilitarista promosso dall’élite.
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“Autunno e primavera”, “Scissione concettuale dei colori dell’anima” e “Fusione di colori metallici” di Aurelio Blengino.
Guardo prima “Autunno e Primavera” poi “Scissione concettuale dei colori dell’anima” e infine ,”Fusione di colori metallici”: ecco
-Ommmmm-.
Om o Aum rappresenta simbolicamente la sintesi dei tre aspetti differenti del “Tre in uno”; questo implica che la nostra attuale esistenza definita come mithya, o realtà apparente, deve essere trascesa al di là del corpo e della mente intuendo che la vera natura dell’infinito, la natura di Dio, è immanente, trascende la dualità, essendo e non essendo, e che non può essere descritta a parole, ma solo sperimentata.
Eccoci! “Essendo non essendo”, -Dubbio amletico Shakespeariano- “Facendo e non facendo”: se non sono, sono, non faccio ma agisco, non sono non faccio ma vivo… scatta l’emoticon perplessa.
Le tre opere che ho citato argomentano così bene l’Ascensione insita in Aurelio Blengino, dove l’aspersione avviene per mano di questa sgocciolatura; il grigiore dell’autunno restituisce i colori vividi della primavera, mente l’anima, vivisezionata attraverso l’identificazione dei colori dei suoi umori, prende vita, per arrivare, alfine, a questa pace, intima e universale, così preziosa tanto quanto l’oro liquido.
Sono sicuramente posizioni per alcuni astruse, bislacche, arcane, per altri, invece, lapalissiane, e non ho la pretesa di chiarire i misteri esistenziali.
Ma il mio non agire di oggi mi ha portato a drippare -action writing- sulla strutturata personalità dell’artista della pace.