Quando negli anni ’90 mi recavo in Bosnia Erzegovina -durante la guerra-, come operatore e mediatore umanitario della ‘Prohumanity’ -Volontariato Senza Frontiere–, spesso venivo fermato in prima linea ai posti di blocco presidiati da militari. In una fredda notte del gennaio 1993 un mercenario assai alterato -credo ‘strafatto’ di cocaina- fermò il mio mezzo pieno di viveri e medicinali salva vita; puntandomi al viso un AK-47 (Kalashnikov) mi disse: “Tu sei italiano, quindi fascista”. Io, nonostante la paura del momento, con ostentata calma risposi: “Vero! Sono un italiano e sono qui per dimostrarti, rischiando la mia vita per il tuo popolo, che il fascismo è morto”. Dopo circa mezz’ora il mercenario mi lasciò andare, non avvenne purtroppo la stessa cosa -pochi mesi dopo- con Fabio Moreni o con altri ‘Peace Operators’.
